Vincono l'8a CARDACRUCCA Michele BELLUSCHI e Ilaria BIANCHI
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BERLINO 2021

Chi lo sa, se prima di partire per un lungo viaggio le rondini dormono bene o male.

E' così che parte questa nuova trasferta ed anche il libro che ho deciso di portare con me: “O vinci o impari”. Una raccolta di emozionanti storie di giovani sportivi sognatori e delle loro strade tortuose complicate e ardue verso il successo.

Forse è proprio questa affinità col mio stato attuale che mi ha fatto propendere per questo libro: l’aspettativa per la mia terza maratona è alta: l’aver scelto il percorso più veloce al mondo, BERLINO, è senza dubbio un'auto dichiarazione di guerra per mettere alla prova le mie possibilità.



Peccato che la calura estiva e la condizione mentale e fisica spesso non al meglio durante la preparazione abbiano fatto si che dal sedile dell’aereo sia sbarcato un Gio in versione ridotta. Piccolo e fragile direi. Che poi sono le stesse sensazioni che ho avuto sabato mattina quando, correndo tra le vie ancora buie della capitale, mi sono ritrovato davanti alla maestosa Porta di Brandeburgo, virtualmente il traguardo di questa maratona anche se l’arrivo vero e proprio è posto 300 m più avanti.


In un attimo però trainato dal fermento dei preparativi, dall’aria di sfida che si respira e dalla voglia di scoprire questa città, mi carico di energia.

Domenica mattina 5:30 colazione in hotel, ultimi preparativi e poco prima delle 7 ci avviamo a piedi all’area adibita alle partenze e arrivi degli oltre 25 mila iscritti.

L’attesa è interminabile. Riesco però a guadagnarmi un posticino nelle prime file a ridosso dei Top… essere lì insieme a loro è pura adrenalina che si libera allo sparo. [foto www.terramia.com]


Partenza senza intoppi, percorro questi lunghissimi viali restando concentrato sul mio passo ma allo stesso tempo cercando con lo sguardo qualche gruppetto con cui trascorrere questa avventura. Purtroppo non mi riesce di trovare un buon treno ma solo poche unità tra l’altro nemmeno troppo regolari. Non me ne faccio un problema, mi metto in modalità agguerrito e sfido il nero asfalto “graffiato” da 3 strisce blu che indicano la traiettoria migliore. Accompagnato da un tifo sempre presente procedo svelto ma in controllo nella mia avventura. Intorno al ventesimo km da dietro arriva un buon treno a cui mi aggrego e con cui percorro altri 12 km circa. Tifo, musica, sorrisi e il cartello di una ragazza asiatica “you inspire me” alimentano il mio motore che a ridosso del punto critico per i maratoneti (il fatidico muro ma non quello della città…) ha la forza di aumentare la potenza. Mi stacco dai compagni di viaggio e continuo a macinare e spingere.

Si ritorna verso il centro e verso il tanto atteso arrivo: dopo aver rivisto prima della partenza decine di volte gli arrivi trionfali di Kipchoje e Bekele tra poco sarà il mio turno… Da solo sul percorso, ma spinto da un tifo incredibile raggiungo il rettilineo finale. Non sento fatica, non sento mal di gambe. Sento solo la spinta di un sacco di persone che mi emoziona. Sorrido, quasi rido nel pensare che dovrei essere invece stravolto. Attraverso la Porta di Brandeburgo… adesso mi sembra quasi stretta ma non ho tempo di fermarmi a contemplarla. Guardo tra la folla per cercare lei, la benzina del mio cuore. Non la vedo ma la sento e insieme a lei taglio il traguardo. Obiettivo centrato, muro delle due ore e trenta abbattuto di oltre 3 minuti! Sono incredulo (così come lo è l’altro gioiello di questa impresa, il coach Filipas, che nelle ultime settimane ha compiuto un miracolo facendomi ritrovare una forma e una condizione stratosferiche) tra lacrime e una smisurata euforia che solo lo sport e i sogni sanno regalare. E sebbene poco presente con voi, sono sempre onorato di portare i nostri colori, in particolare in questo “giro del mondo” dovuto ai partecipanti provenienti da oltre 150 paesi differenti.


E come dice un nuovo amico, conosciuto poco prima di intraprendere questo viaggio: “Si continua a sognare!”.